Organizzazioni 2030: Vivacità e dinamismo organizzativo

Dic 2, 2021

Vivacità e dinamismo organizzativo 

di Riccardo Magnone

Le aziende entreranno in un periodo di vivacità e dinamismo organizzativo connotato da una evoluzione del business difficile da prevedere ma nello stesso tempo sorprendente e inattesa. Il contesto in rapido cambiamento presenterà innovazioni inedite, sconosciute fino a ora, originali e esclusive. 

Ci sarà un’assenza di punti di riferimento stabili. Culture aziendali fino a ora diverse tra loro collaboreranno sempre di più su progetti comuni. 

I ruoli aziendali saranno sempre più indistinti e si modificheranno strada facendo. Si lavorerà in contesti i cui i ruoli cambieranno rapidamente forma e contenuto. 

I ruoli e le posizioni organizzative verranno sostituite dalla competenza che genererà reciprocità e intercambiabilità tra leader e follower

La capacità di cambiare mestiere sarà una competenza necessaria per seguire l’innovazione che genererà l’evoluzione dei modelli organizzativi. 

La tecnologia sarà, allo stesso tempo, sistema produttivo, canale distributivo, porta di accesso a beni e servizi e nello stesso tempo bene e servizio (es. moneta elettronica). Serviranno una leadership diffusa e autentica e una accountability agile da allenare continuamente per mantenere, nel tempo, una condizione accettabile utile per mantenere la rotta.

La parte quantitativa crescerà in tutte le professioni e con essa la capacità di selezionare e comprendere la grande massa di informazioni disponibile. Le opinioni perderanno valore se non sostenute da evidenze e l’abilità di leggere i numeri servirà a dare spessore alla comprensione dei fenomeni. Un mondo data drivens in cui chi domina il linguaggio dovrà saperlo spiegare agli altri. Chi lavora nella finance e nell’information technology, ad esempio, dovrà essere meno wizard e più translator, organizzandosi per rendere accessibile a tutti le informazioni spesso celate in un linguaggio tecnico. 

Leadership

Le organizzazioni, e con esse i leader che le guidano, saranno costituite su un sistema di valori orientato all’inclusione, alla valorizzazione delle differenze, all’ascolto attivo, alla sostenibilità, non solo dichiarata ma praticata con esempio e autenticità. 

Serviranno leader facilitatori che trovano risorse e mettono a disposizione informazioni in modo consapevole e trasparente favorendo l’interdipendenza e guidando i cambiamenti nella cultura aziendale. Serviranno leader architetti che lavorano sull’efficienza e sull’efficacia dei processi, decidono strategie di sviluppo e, se necessario, modificano la struttura. Serviranno leader imprenditori abili nel modificare rapidamente rotta, valutare le caratteristiche di redditività delle nuove iniziative e essere sempre in prima linea nell’innovazione.

Sarà necessario padroneggiare la tecnologia e imparare a comunicare nel mondo digitale e la leadership dovrà essere autentica e gentile per scoprire e valorizzare i punti di forza delle persone. Ognuno dovrà diventare un ambassador dell’azienda in cui lavora confermandone con i comportamenti i valori fondanti. Atteggiamenti e comportamenti di leadership muscolare e comando controllo old style non saranno accettati dalle nuove generazioni. 

Disimparare e imparare

Su cosa sarà necessario concentrarsi per guadagnarsi il diritto di cittadinanza attiva nelle organizzazioni dei prossimi anni?

Executive e professional dovranno essere capaci di lasciare morire, senza rimpianti, modalità di gestione e consuetudini non più adeguate. Sarà necessario rinnovare il proprio skills set disimparando, accantonando, sostituendo e riconfigurando conoscenze costruite negli anni con fatica e impegno. 

I cambiamenti sul fronte della domanda di competenze delle aziende saranno molto più rapidi rispetto alla velocità di aggiornamento dei programmi formativi. E’ dunque necessario comprendere oggi l’urgenza della transizione dei lavoratori verso le nuove conoscenze e competenze che saranno necessarie domani. 

La formazione non sarà più legata a percorsi di training obbligatori ma alla motivazione personale di voler ampliare le proprie competenze andando anche oltre il proprio attuale lavoro. Ognuno dovrà diventare pienamente responsabile (fully accountable) del proprio apprendimento identificando, da solo, ciò che servirà per adattarsi alle competenze che serviranno in futuro (long life learning).

L’offerta formativa sarà molteplice e facile da raggiungere. Sarà gestita e guidata dalle organizzazioni o messa a disposizione dalla rete. 

Ci saranno piccole e brevi unità formative, tra loro collegate, al fine di favorire il processo di apprendimento con cui colmare rapidamente singole lacune (Microlearning). 

Verranno organizzate occasioni di apprendimento informale sul luogo di lavoro e condivisione del sapere tra colleghi (Social learning). 

In rete continuerà a crescere l’offerta di M.O.O.C. (Massive Open Online Course) a cui può partecipare contemporaneamente un numero elevato di persone senza che venga richiesto alcun requisito. I percorsi formativi sono suddivisi in più sessioni permettendo di pianificare nel tempo la fruizione. 

Molte grandi aziende offriranno certificazioni riferite alle eccellenze, sia di metodo che di innovazione, connotate nella loro missione (Amazon, Google SAP, …). 

L’offerta formativa delle Università dovrà tenere conto di nuovi concorrenti che offriranno solide competenze certificate e immediatamente spendibili nel mondo del lavoro. In generale, alla formazione verrà richiesto di offrire occasioni di confronto utili per aumentare la capacità di execution e valutare l’accountability delle persone.

Il contratto di lavoro subirà cambiamenti radicali. La differenza fra lavoro dipendente e lavoro autonomo tenderà a sfumare sempre più, emergeranno economie di tipo individuale. Nelle aziende si farà ricorso a liberi professionisti perché l’innovazione sarà sempre più spinta, concentrata nel tempo e focalizzata su competenze specialistiche. 

In pratica, le persone lavoreranno per le aziende anche se non necessariamente nelle aziende.

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